Il Pd contro i comuni

Il voto della commissione bicamerale aveva respinto ieri pomeriggio, a parità di voti, il testo del decreto sul federalismo municipale. Umberto Bossi aveva cercato, in questa legislatura, di svincolare il consenso al federalismo da quello al governo di Silvio Berlusconi. puntando a realizzare su questa riforma di carattere istituzionale una maggioranza più ampia. E’ invece capitato il contrario: mentre quella di governo regge, seppure sempre sul filo di lana, quella federalista vacilla e ha subito un colpo rilevante col voto di ieri.
11 AGO 20
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Il ministro Roberto Calderoli, infatti, aveva ottenuto un risultato importante convincendo l’Associazione dei comuni e associandola alla stesura del testo definitivo, e aveva incassato un importante incoraggiamento del Quirinale. Il paradosso politico sta proprio qui, nella strumentalità di formazioni politiche che non hanno tenuto conto dei risultati conseguiti dai municipi di ogni coloratura politica, nei quali sono ampiamente rappresentate, e che sono i destinatari fondamentali della normativa in discussione. In una logica federale dovrebbe essere prevalente l’interesse, espresso con chiarezza da Sergio Chiamparino, delle istituzioni locali, che sono invece state sacrificate alla logica centralista del contrasto con il governo.
La Lega, proprio per questo, difficilmente può dichiarare concluso il percorso del federalismo in questa legislatura e quindi premere per elezioni immediate. Cedere alla pressione delle opposizioni, dopo che si sono espresse nei fatti contro la riforma federale, invocando obliquamente la cacciata di Berlusconi in cambio del loro assenso al federalismo, è difficile per gli uomini del Carroccio, che debbono evitare che l’incrinatura che si è palesata tra Roberto Maroni e Roberto Calderoli sfoci in una tensione interna difficile da governare. Alla fine deciderà Umberto Bossi, cui spetta prendere atto del provvisorio fallimento della tattica di coinvolgimento delle opposizioni su cui aveva tanto contato. Il ritorno alla politica, e solo quello, può far ripartire in un altro clima istituzionale l’operazione di allargamento della maggioranza federalista.